Jamboree in Chile 1998-1999
I racconti di alcuni protagonisti del nostro gruppo
Raccontiamo in questa pagina le avventure dei vignolesi al jamboree cileno.Cominciamo con Gianni "Sugo" Ugolini, che ha fatto parte dell'Equipe Internazionale di Servizio, intervistato dal nostro redattore-webmaster-inviato speciale Koala Irrequieto. D: Bentornato, ti trovo un po' stanco... R: Sì, effettivamente sono un po' provato dal viaggio, sai com'è, è durato 36 ore... Abbiamo fatto parecchi scali aerei, spostamenti in pullman, ecc. D: ... ma il sorriso e l'abbronzatura mi dicono che il viaggio è andato bene! |
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R: Infatti. il Cile è un paese molto bello, là era estate e di giorno faceva caldissimo. Pensa che il primo dell'anno, giornata che si è trasformata in riposo per tutti, non si trovava un'ombra libera neanche a pagarla! Il campo era a circa 600 m. di altezza, circondato dalle Ande: un paesaggio stupendo! Doveva esserci anche un lago, ma era asciutto, a causa della siccità che ha colpito il Cile in questi mesi; la polvere era dappertutto (qualche capo si ricorderà i Piani di Verteglia o i Piani di Pezza: qui era peggio).
D: Parlaci dei Cileni e dell'organizzazione del Jamboree
R: I Cileni sono un popolo molto caloroso, specie con gli italiani (forse perchè molti di loro sono figli di emigranti). Dal punto di vista dell'accoglienza, perciò, ci siamo subito sentiti a casa (lo spirito latino...). Il grosso "carrozzone" del Jamboree, invece, ha stentato un po' a partire, i primi giorni soprattutto sono stati un po' caotici. Io sono arrivato con la voglia di fare e la mentalità tipica delle mie parti (sempre di fretta, cioè): i primi due giorni sono rimasto perplesso perchè le attività a cui io ero destinato non erano ancora cominciate e quindi io ero praticamente disoccupato. Dopo però, sono entrato un po' di più nello "spirito latino" e ho capito che i ritmi là erano diversi dai miei, bastava solo adeguarsi. Per fortuna ho noleggiato subito una mountain-bike, che mia ha permesso di muovermi agevolmente nella vasta area del jamboree. Altre cose funzionavano benissimo fin dall'inizio, come la mensa che serviva migliaia di persone per 3 pasti al giorno, senza mai far attendere più di 5 minuti.
D: Era la mensa che serviva l'EIS, vero? Come mai hai chiesto di farne parte? E quali erano i tuoi compiti?
R: Ho chiesto far parte dell'Equipe Internazionale di Servizio perchè è un modo di partecipare al jamboree un po' meno impegnativo del servizio di caporeparto, che comporta una forte preparazione in precedenza. Io ero destinato alle Walk-in Activities, in particolare alle Free Time Activities, collocate nella zona centrale del jamboree, in cui i ragazzi potevano fermarsi liberamente quando avevano un po' di tempo libero. Il mio stand si chiamava "The great painting": c'erano dei grandi dipinti di pittori famosi, lasciati in bianco e nero, suddivisi in parti da colorare; ognuno poteva lasciare il suo contributo alla riuscita del grande quadro. Io ero di servizio solo parte della giornata, così il resto del tempo potevo andarmene a spasso per il campo.
D: Due ricordi molto belli e due osservazioni non proprio positive.
R: Tra i momenti più belli, ricordo un giro in bicicletta che ho fatto seguendo uno dei percorsi degli hike: un sentiero in mezzo al bosco, molto in salita, con un bellissimo panorama sulle Ande alla fine, che premiava la fatica di essere arrivato fino lì. Un altro bel ricordo: una serata in cui Sara e una sua amica stavano mostrandomi una danza tipica cilena che avevano imparato il pomeriggio (non ricordo il nome del ballo, chiedetelo al lei); non appena le due ragazze hanno accennato un passo di danza, si sono radunate intorno a loro decine di persone, che con chitarre e strumenti vari si sono messi a ballare tutti assieme!
Tra le cose non proprio positive ricordo l'accoglienza del contingente italiano: capisco che le cose da fare erano tantissime, ma era possibile essere un po' meno scorbutici? Un'altra cosa che abbiamo notato è stata la mancanza di informazioni da parte dell'organizzazione cilena: sarebbe stato utile sapere cosa succedeva nei vari sottocampi, specialmente di sera, mentre rimanendone all'oscuro abbiamo perso molte occasioni.
D: Dopo la conclusione del jamboree vi siete fermati in Cile?
R: Sì, io sono stato due giorni a Santiago ospite di una scuola italiana (purtroppo molti ragazzi non hanno potuto fare la Home Hospitality). Anche Santiago mi è piaciuta molto: il centro è pieno di verde e con una bella atmosfera.
D:Per concludere...
R: Per concludere, saluto tutti quelli che ho incontrato durante questa esperienza. Ci sarebbe tanto altro da dire, ma non è facile spiegare l'emozione di trovare tanti ragazzi e ragazze che credono nei tuoi stessi valori e che pronunciano tutti insieme la stessa promessa...
Siamo lieti di proseguire con il contributo di Daniele Montorsi, esploratore del reparto Impeesa, anche lui in trasferta in Chile.
Mi chiamo Daniele e questo inverno ho avuto la fortuna di partecipare al 19TH WORLD JAMBOREE in Cile.
E’ stata un‘esperienza unica e irripetibile poiché non capita tutti i giorni di fare attività, mangiare, giocare con ragazzi di tutto il mondo.
Un‘iniziativa che mi è piaciuta moltissimo è stata quella della ‘Patrulla Internacional ‘(Squadriglia internazionale) ,ossia una squadriglia formata da ragazzi di almeno quattro nazionalità diverse che cercava di conquistare l ‘ambitissimo ‘Distintivo della Pace’.Per tale attività veniva ritagliato un momento della giornata nel quale ognuno insieme alla propria Squadriglia Internazionale affrontava svariate prove (da quelle fisiche, a quelle di scambio culturale, ecc.) .
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Un ‘altro momento che ricordo con piacere è l‘Inaugurazione del Jamboree che si è svolta il 26/12/1998 in un gigantesco prato chiamato Arena Centrale dove 33000 persone tra ragazzi, capi, rappresentanti di ogni paese del Mondo hanno cantato ,ballato fino a notte fonda. Sempre durante l‘inaugurazione il presidente del Cile (Edoardo Frei) e l ‘organizzatore del Jam hanno tenuto un discorso e il famoso gruppo degli Inti Illimani ha fatto un vero e proprio concerto.
Sono sicuro che come me nessuno dei partecipanti al Jamboree si dimenticherà mai di questa fantastica avventura. |
Passiamo ora la parola a Umberto Leonardi, il capogruppo, presente anche lui al Jamboree nei ranghi dell'EIS: un resoconto molto poetico e... musicale.
Qualche giorno fa ho fatto un sogno.
Mi trovavo dall'altra parte del mondo, in un clima caldo e in un'atmosfera allegra ed assistevo ad una scena entusiasmante e quasi irreale: migliaia di ragazzi, di 14-15 anni sfilavano davanti a me in corteo.
Erano vestiti di abiti di tanti colori diversi, provenivano da ogni angolo della Terra, erano di ogni razza, popolo, cultura e religione, ognuno parlava la propria lingua e portava, festoso, la propria bandiera: era un tripudio di colori, di canti, di grida gioiose; una festa indescrivibile.
Pareva che, anche se ognuno era fiero del proprio Paese, questo non gli impedisse di considerarsi fratello di ogni altro popolo, di trattare con grande amicizia e cordialità tutti i ragazzi che incontrava.
Il fiume di ragazzi conduceva ad un'Arena molto grande, dove sventolavano insieme le bandiere più diverse e sconosciute: Argentina e Uganda, Slovenia e Grenada, Filippine e Israele, Brasile e Mongolia, Palestina e Nuova Zelanda ... insieme!!
Nell'Arena c'era una festa e, accompagnata da una musica molto suggestiva e da immagini naturali di diversi luoghi della Terra, veniva rappresentata un'antica leggenda:
"Quando Dio creò il Cielo e la Terra, estasiato dalla contemplazione della sua opera, decise di mandare il più fidato dei suoi angeli a volare sopra la terra in forma di aquila, in alto, più in alto anche delle montagne, per vigilare sul mondo ed assicurarsi che l'intera creazione continuasse a funzionare in armonia, che ogni elemento stesse al posto assegnato.
Ma insieme all'aquila, Dio, praticando con un suo dito un foro nella montagna, creò anche una sorgente: una corrente d'acqua inesauribile, a forma di spirale senza fine.
Picarquìn, l'unica cosa a cui Egli diede mai un nome.
Essa aveva il compito di ristorare e far recuperare le energie all'aquila quando essa si fosse sentita esausta dal suo interminabile volo.
E nell'incontro dell'Aquila custode e della Sorgente ristoratrice si compie il destino del mondo: lo spirito incontra la forza, l'avventura il porto sereno; la ricerca trova l'incontro, il perimetro il suo centro; il viaggio incontra dimora stabile.
Nessuno, neppure l'Aquila, è sola a sostenere il destino del mondo, perché esiste sempre, in un angolo remoto della Terra, un luogo dove potersi incontrare, da dove poter ripartire rinfrancati e tornare a librarsi nell'aria.
Questo luogo dell'incontro dei quattro venti, provenienti dagli estremi confini della Terra, si chiama Picaquìn, in Cile.
Fu così che arrivammo fin qui a Picarquìn
Dall'Ovest, dal Nord, dall'Est e dal Sud
Passando sopra montagne inondate di luce.
Fu così che avemmo ragione di una secca distesa di sabbia,
Fu così che potemmo alla fine riposarci
Aspettando l'alba da Picarquìn...
La Rosa dei Venti vigilerà,
con le sue ali tese fino all'orizzonte
proteggerà il Campo di Picarquìn.
Mi sembrava di sognare, ma in realtà quello cui stavo assistendo era vero: un sogno ad occhi aperti: tutti i popoli del mondo riuniti assieme per incontrarsi, per conoscersi, per scambiare esperienze e giocare assieme.
Ci trovavamo al Jamboree, l'incontro mondiale che ogni 4 anni, dal 1920, riunisce i rappresentanti di tutti gli scout del mondo, un evento straordinario, per la presenza di circa 31000 giovani da 156 nazioni diverse, ma soprattutto unico, per il suo significato e per il messaggio profetico di cui è portatore.
E a pensarci bene, questa esperienza, vissuta anche 4 Esploratori e Guide del Gruppo Scout Agesci Vignola 1, in Cile, durante le vacanze di Natale, assieme a 5 adulti appartenenti allo stesso Gruppo, che erano là per condurre attività per i ragazzi, non ha paragone sulla Terra.
Le Olimpiadi sono ormai un immenso affare economico e una competizione, in cui gli atleti non hanno molte occasioni per incontrarsi in modo sereno; le Nazioni Unite esprimono incontri al vertice e sono sede di trattative diplomatiche, lontane dalla vita, dai costumi e dalla sensibilità delle persone comuni; La Giornata Mondiale della Gioventù rappresenta un incontro di grande significato, ma riunisce solo cattolici.
Al Jamboree abbiamo visto tanti ragazzi cantare abbracciati, ragazzi inglesi e ragazze argentine farsi una foto assieme, squadriglie formate da persone di 5 nazioni diverse svolgere insieme attività di vario tipo per conquistare un distintivo; abbiamo scambiato spille e distintivi della Mongolia, del Bangladesh, del Brasile e della Thailandia; abbiamo mangiato piatti tipici messicani e giapponesi, argentini e cechi; abbiamo discusso con i sudafricani quanto costi (!!) da loro acquistare una moglie e quanto siano diversi i nostri costumi dai loro; abbiamo parlato con una coreana che non conosceva altra lingua che la sua e ci ha spiegato il significato di un rito buddhista (speriamo di avere inteso bene!); abbiamo conosciuto l'ospitalità dei sudamericani e imparato le danze dell'isola di Pasqua e di Tahiti e tante, tante altre cose che qui non possono essere contenute...
Ma più di ogni altra cosa ci siamo detti a parole, ma soprattutto con gesti concreti, che l'unico modo per instaurare la pace fra i popoli è puntare sulla conoscenza reciproca, sull'accettazione delle diversità che ci rendono più ricchi; che possono esistere tante lingue diverse, ma, se c'è la volontà di comunicare, il linguaggio può essere lo stesso; che tutto ciò si deve basare sulla fiducia e la disponibilità che ciascuno di noi può giocare nei confronti degli altri.
Potrai sempre contare su di me:
quando la pioggia ti colpisse
quando ti mancasse un rifugio
Potrai sempre contare su di me:
quando il cammino si facesse oscuro
e ti venisse incontro un nemico
Potrai sempre contare su di me:
se il giorno si trova distante
e lontano il sole amico.
Potrai sempre contare su di me:
se la notte incombesse su di te
io verrei con te
Potrai sempre contare su di me:
se la tua vita fosse minacciata
ti toglierei dal pericolo
Così a Picarquìn, in Cile abbiamo vissuto per dieci giorni in un villaggio globale, una fucina straordinaria, un segno profetico per l'umanità: i ragazzi sono capaci di stare insieme, di fare attività educative e di servizio (come far rinascere strutture pubbliche e di utilità sociale in villaggi vicini al campo, o vivere per un giorno in una fattoria andina) fianco a fianco, mano nella mano.
Pensiamo che questo sia un segno importante da trasmettere al mondo: Picarquìn non appartiene solo allo scoutismo, ma all'Umanità intera: la sorgente inesauribile della pace e della fratellanza deve rinfrancare il volo dell'aquila che governa il mondo.
L'educazione può e deve dare ai giovani fiducia e responsabilità, speranza e impegno: il Jamboree è la prova che se la carta dell'educazione è giocata in modo totale e senza ambiguità il mondo può migliorare, il mondo sarà migliore di come lo abbiamo trovato!
Ai presenti prometto:
Da Picarquìn andrò nel mondo
con più forza e più amore
è un'aspirazione profonda
che il seme sia migliore.
Inoltre intendo impegnarmi
con la mia volontà tenace:
lotterò per la pace
fino a quando crollerò sfinito.
La pace è più vera
se le diamo un senso
se la cerchiamo uniti
se ne abbiamo veramente cura!
E' questa la promessa che i giovani da 14 a 16 anni raccolti a Picarquìn si sono fatti; questo è il messaggio più alto che lo scoutismo vuole trasmettere al mondo.
Forse l'azione che ognuno di noi compie nel suo piccolo ogni giorno può avere un senso, se opera nella direzione giusta; forse ogni persona sarà messaggera di un mondo migliore se sapremo dare libera espressione alle capacità di ciascuno; forse la Terra sarà più vivibile se ognuno di noi sentirà la responsabilità delle proprie azioni; forse il mondo sarà più accogliente se tutti sentiranno il servizio come il vero modo per essere felici; forse la nostra vita avrà più senso, se sapremo incontrare la fiducia di tutte le altre persone.
(i testi in corsivo sono tratti da "La Rosa de los Vientos",
musical dedicato e rappresentato al Jamboree dagli Inti Illimani)



