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Trent'anni nella cara vecchia sede

Scritto da Umberto Leonardi (Umbi) nel 2001 o giù di lì, quando era capo gruppo.

 

TRENT'ANNI NELLA CARA VECCHIA SEDE

Cara, vecchia sede!
Quanti ricordi mi si affollano nella memoria mentre giro la chiave per entrare! I giochi, le grida, l'aria fredda e pungente di quando partivamo presto alla mattina per le nostre uscite, il sole che tramonta dietro gli alberi, mentre noi siamo ancora lì a provare le attrezzature per il campo… Quando entro nel cortile del convento dei Frati, lo sento ancora nelle narici, quel profumo che respiravo a pieni polmoni quando arrivavo al sabato pomeriggio per l'attività: non era solo l'aria pura o quella nebbiosa che percepivo: il sapore che entrava (e mi commuove ancora, al suo ricordo) era quello della libertà, dell'essere noi stessi, di poterci esprimere con la nostra personalità, cercando di vivere i nostri sogni e di renderli concreti: insieme, lavorando e camminando, giocando e rendendoci utili.
Scendo per le scale, che il lavoro generoso di tanti amici ha reso negli anni più belle e più pulite, e mi sembra di tornare indietro nel tempo, di rivedere assieme tutte le generazioni di ragazzi che le hanno percorse ed hanno riempito queste stanze del seminterrato negli ultimi trent'anni.
Entro nella Tana dei Lupetti e vedo le impronte di tante mani colorate sulla parete: le mani unite in una danza o per aiutare chi non ce la fa più a salire la montagna, quelle che porgono la pace o che si alzano al cielo in segno di festa, quelle che costruiscono dal nulla un tavolo e una cucina, o che si uniscono per recitare il Padre Nostro; un vecchio detto scout dice che il significato del cammino "entra dai piedi", ma attraverso le mani noi ci siamo trasmessi la gioia, l'affetto, i sogni, il desiderio di costruire e di pregare.
Le "Parole Maestre" adornano qua e là (come una liana che avvolge un albero) le pareti, che sono alcune intonacate, altre di sasso, forse a ricordarci che le nostre fondamenta devono sempre fondarsi sulla roccia. "Il diritto del branco è il diritto del più debole" ci ammonisce una di esse, e forse bisognerebbe scriverla anche su altre pareti, frequentate da adulti più importanti di noi… "La forza del branco è nel lupo e la forza del lupo è nel branco": quanto ci siamo divertiti insieme, ma anche quanto siamo cresciuti e quanto abbiamo imparato ad essere intraprendenti ed autonomi!
Passo nella stanza dove un'intera parete ricorda che questa è la sede del Clan: tante foto appese alle pareti ci presentano le Route fatte assieme: lo zaino che pesa sulle spalle, troppo pieno da portare e troppo vuoto quando cerchi qualcosa; il campo montato alla sera e smontato alla mattina: al secondo giorno che fai e disfi le stesse cose ti sembra di impazzire, ma poi capisci che anche nella vita non si è mai arrivati e bisogna sempre essere pronti a ripartire per un'esperienza nuova; il messaggio, ancora una volta, "entra dai piedi" e ti resta ben ancorato nella mente: non lo dimenticherai più!
Una quercia, con sopra tante ghiande ci ricorda il nome della nostra Comunità: forte come la quercia, comincia dalle piccole cose (la ghianda è ben piccina!), cresce salda e diventa un albero imponente, che raggiunge il cielo.
Nella sede del Reparto Cervo Bianco, gli oggetti che ricordano qualcosa sono tanti che per un attimo mi smarrisco e mi perdo: plastici di costruzioni, attrezzi, canzonieri, cartine topografiche che descrivono luoghi bellissimi, che a me adolescente sembravano avventurosi e quasi mitici; mi sembra di tornare ad assaporare l'acqua fresca (direi gelata: brrrr!) di un ruscello di montagna e sento il suo "idromassaggio" nella schiena, il profumo dell'erba bagnata di rugiada, il silenzio magico di una notte stellata, con le braci del fuoco che scoppiettano e si stanno lentamente spegnendo…
Ma la mia attenzione viene attratta dalla vecchia foto di una Caposquadriglia, un po' rovinata, che mi trasmette tutto il suo orgoglio e il suo entusiasmo; a 15 anni ci sentivamo importanti: avere la responsabilità di condurre un gruppetto di ragazzi più piccoli ci riempiva di energia e di intraprendenza; avremmo sollevato il mondo, con quel Guidone! Vivevamo quell'autonomia che ci veniva concessa, come un'occasione di costruire la nostra vita e il nostro destino…
Sulla parete in fondo, vedo una rassegna delle Fiamme (una specie di bandiere, insegne di un gruppo scout) e dei fazzolettoni del nostro Gruppo: quanti anni sono trascorsi, quante persone, quante avventure e imprese passate assieme, con lo scopo di imparare a vivere in modo più significativo e più felice!
Trent'anni di attività del gruppo scout Vignola 1: non è giusto ricordare solo per nostalgia, come dei vecchi reduci, perché le nostre radici sono soprattutto quello che ci deve portare più in alto e più lontano: il nostro gruppo è cresciuto in questi anni, è cambiato e cambierà ancora, ma noi vogliamo continuare per la strada che abbiamo percorso fin qui, a lasciare sempre di più un segno visibile e positivo nella nostra città e nella vita di tanti ragazzi. E, come dice la formula della Promessa scout, "chiediamo ai nostri fratelli e sorelle di aiutarci a mantenere questo impegno".

Umberto Leonardi
Capo Gruppo Scout Vignola 1

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