TRENT'ANNI NELLA CARA VECCHIA SEDE
Cara, vecchia sede! Quanti ricordi mi si affollano nella memoria mentre
giro la chiave per entrare! I giochi, le grida, l'aria fredda e pungente di
quando partivamo presto alla mattina per le nostre uscite, il sole che tramonta
dietro gli alberi, mentre noi siamo ancora lì a provare le attrezzature per il
campo… Quando entro nel cortile del convento dei Frati, lo sento ancora nelle
narici, quel profumo che respiravo a pieni polmoni quando arrivavo al sabato
pomeriggio per l'attività: non era solo l'aria pura o quella nebbiosa che
percepivo: il sapore che entrava (e mi commuove ancora, al suo ricordo) era
quello della libertà, dell'essere noi stessi, di poterci esprimere con la nostra
personalità, cercando di vivere i nostri sogni e di renderli concreti: insieme,
lavorando e camminando, giocando e rendendoci utili. Scendo per le scale, che
il lavoro generoso di tanti amici ha reso negli anni più belle e più pulite, e
mi sembra di tornare indietro nel tempo, di rivedere assieme tutte le
generazioni di ragazzi che le hanno percorse ed hanno riempito queste stanze del
seminterrato negli ultimi trent'anni. Entro nella Tana dei Lupetti e vedo le
impronte di tante mani colorate sulla parete: le mani unite in una danza o per
aiutare chi non ce la fa più a salire la montagna, quelle che porgono la pace o
che si alzano al cielo in segno di festa, quelle che costruiscono dal nulla un
tavolo e una cucina, o che si uniscono per recitare il Padre Nostro; un vecchio
detto scout dice che il significato del cammino "entra dai piedi", ma attraverso
le mani noi ci siamo trasmessi la gioia, l'affetto, i sogni, il desiderio di
costruire e di pregare. Le "Parole Maestre" adornano qua e là (come una liana
che avvolge un albero) le pareti, che sono alcune intonacate, altre di sasso,
forse a ricordarci che le nostre fondamenta devono sempre fondarsi sulla roccia.
"Il diritto del branco è il diritto del più debole" ci ammonisce una di esse, e
forse bisognerebbe scriverla anche su altre pareti, frequentate da adulti più
importanti di noi… "La forza del branco è nel lupo e la forza del lupo è nel
branco": quanto ci siamo divertiti insieme, ma anche quanto siamo cresciuti e
quanto abbiamo imparato ad essere intraprendenti ed autonomi! Passo nella
stanza dove un'intera parete ricorda che questa è la sede del Clan: tante foto
appese alle pareti ci presentano le Route fatte assieme: lo zaino che pesa sulle
spalle, troppo pieno da portare e troppo vuoto quando cerchi qualcosa; il campo
montato alla sera e smontato alla mattina: al secondo giorno che fai e disfi le
stesse cose ti sembra di impazzire, ma poi capisci che anche nella vita non si è
mai arrivati e bisogna sempre essere pronti a ripartire per un'esperienza nuova;
il messaggio, ancora una volta, "entra dai piedi" e ti resta ben ancorato nella
mente: non lo dimenticherai più! Una quercia, con sopra tante ghiande ci
ricorda il nome della nostra Comunità: forte come la quercia, comincia dalle
piccole cose (la ghianda è ben piccina!), cresce salda e diventa un albero
imponente, che raggiunge il cielo. Nella sede del Reparto Cervo Bianco, gli
oggetti che ricordano qualcosa sono tanti che per un attimo mi smarrisco e mi
perdo: plastici di costruzioni, attrezzi, canzonieri, cartine topografiche che
descrivono luoghi bellissimi, che a me adolescente sembravano avventurosi e
quasi mitici; mi sembra di tornare ad assaporare l'acqua fresca (direi gelata:
brrrr!) di un ruscello di montagna e sento il suo "idromassaggio" nella schiena,
il profumo dell'erba bagnata di rugiada, il silenzio magico di una notte
stellata, con le braci del fuoco che scoppiettano e si stanno lentamente
spegnendo… Ma la mia attenzione viene attratta dalla vecchia foto di una
Caposquadriglia, un po' rovinata, che mi trasmette tutto il suo orgoglio e il
suo entusiasmo; a 15 anni ci sentivamo importanti: avere la responsabilità di
condurre un gruppetto di ragazzi più piccoli ci riempiva di energia e di
intraprendenza; avremmo sollevato il mondo, con quel Guidone! Vivevamo
quell'autonomia che ci veniva concessa, come un'occasione di costruire la nostra
vita e il nostro destino… Sulla parete in fondo, vedo una rassegna delle
Fiamme (una specie di bandiere, insegne di un gruppo scout) e dei fazzolettoni
del nostro Gruppo: quanti anni sono trascorsi, quante persone, quante avventure
e imprese passate assieme, con lo scopo di imparare a vivere in modo più
significativo e più felice! Trent'anni di attività del gruppo scout Vignola
1: non è giusto ricordare solo per nostalgia, come dei vecchi reduci, perché le
nostre radici sono soprattutto quello che ci deve portare più in alto e più
lontano: il nostro gruppo è cresciuto in questi anni, è cambiato e cambierà
ancora, ma noi vogliamo continuare per la strada che abbiamo percorso fin qui, a
lasciare sempre di più un segno visibile e positivo nella nostra città e nella
vita di tanti ragazzi. E, come dice la formula della Promessa scout, "chiediamo
ai nostri fratelli e sorelle di aiutarci a mantenere questo impegno".
Umberto Leonardi Capo Gruppo Scout Vignola 1
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